Archive for dicembre 2010

one month before

Where are you going?
Where?
The Where.
My place, where i was born and where i grew up is what subtly bends me. Now at this moment, i understand what i want, now, maintenant. Is there a fucking philosophical theory that explain the temporary nature of the will??? 
Because what i would like now, surely, is not what i will like after one hour!

Where?
The outside are building my inside.
And i just know that i don't want to belong, for now, i dont' what to belong.
I want possess the Where.
I want to shock me, i want to hit, slap and pull my face whit the reality and the difference. The gentle caress of habit, tonight keep it for you.
One month before my departure from Istanbul, my Istanbul, i'm already begging on my knees . 
Don't bend me, don't caressed me, don't give me affection, i just don't want your questions and persuasive stories, you are my slavery, sweet slavery. 
I would be unjust, bad and rude. 
I could not explain, and you could not understand me, it will bring only anger, inability to communication, and my deepest frustration.
I don't want you Italy, now, but perhaps because you don't want me. 
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Dove vai?
Dove?
Il Dove. 
Il mio posto, dove sono nata e dove sono cresciuta è ciò che subdolamente mi piega. Ora in questo momento, comprendo ciò che voglio ora, maintenant, esiste una teoria del volere ora? che magari tra un ora vorrò quello che vorrò tra un ora, e non quello che volevo un ora prima. Esiste??

Dove?
L'esterno che costruisce il mio interno.
E so solo che non voglio appartenere, per ora, non voglio appartenere.
Voglio che il Dove mi appartenga. 
Voglio scioccarmi, voglio colpirmi, e tirarmi schiaffi di realtà e dfferenze, le carezze delicate dell'abitudine, questa notte tientele per te.
A un mese dal lasciare Istanbul, la mia Istanbul, sono già supplicante in ginocchio. Non mi piegate, non mi accarezzate, non mi coccolate, non voglio le vostre suadenti domande e racconti, siete la mia schiavitù, dolce schiavitù. Sarei ingiusta, cattiva e rude. Non potrei spiegarmi, e voi non potreste capirmi, porterà solo rabbia, incomunicabilità, la mia più profonda frustrazione. 
Non ti voglio Italia, ora, ma forse perchè alla fine sei proprio tu che non mi vuoi.


E' una mancanza che si dimentica;
che ha vita propria, un proprio processo di sviluppo, respiro-
Una mancanza arrabbiata,
poi struggente, triste, passando per l'intangibile.
Passa sui muri della realtà vera, ci scivola sopra, ma non in senso gravitazionale, una cascata che non scende, ma prosegue, come se il muro continuasse ogni giorno in lunghezza, non in altezza, e lei scorresse in senso temporale, non fisico.
Prima in fiumi e cascate di spine e di pietre, si allunga sui muri dei giorni, colorata di forte, poi sempre più trasparente, tu puoi Vederci attraverso, ma vedi tutto sfocato, 
ed è peggio perchè non puoi nemmeno concentrarti su di essa, non puoi vederla! ma non ti permette di vedere nient'altro! 

Scorre in fiumi di oggetti, mobili, colori, vaghe atmosfere, barbe e capelli  per poi stagnarsi sempre, alla base, sulla lunghezza, di tutto il muro in pozzanghere deluse.

Ma scorre.