Archive for maggio 2010

very good people



(i contrasti di una piena città vuota e di un rigoglioso desertico paese).

Cammino per strada ogni giorno guardo vite che non condividerò mai, il mio ruolo risulta poi essere quello di una sorta di "spia" sociale particolarmente dedita al suo lavoro. Sento risuonare le parole "fatti i cazzi tuoi" ad ogni angolo della strada e in ogni sguardo truce delle persone, ammetto anche insieme agli sguardi truci ogni tanto riesci a campionare anche qualche sguardo di curiosità, anche gli sguardi simpatici capitano a volte. Le differenze sociali, etniche ma anche le differenze umane si ritrovano negli alloggi cittadini impilati uno sopra l'altro e poi ammassati attorno ad altri preesistenti, sembrano aver trovato come facile espediente di convivenza la soluzione della proprietà privata di luoghi e di pensieri, la chiusura al dialogo, semplicemente la distanza, detto questo posso solo farmi i castelli in aria sui meccanismi sociali torinesi. In ogni caso la solitudine degli estranei da sensazioni di libertà, amo lanciarmi dal pianerottolo(l'ubisolu?) di casa mia, la mattina, e sapere che per strada le persone che ci troverò amano ignorarmi, mi lancio in un mare di brulicanti vite mattiniere che si scostano, ti sorpassano, ti passano sopra per non incontrarti (vedi i comportamenti delle persone che camminano sui marciapiedi) sei sicuro e saldo nel tuo stretto anonimato. Parlare poco porta un pensare tanto, ed è vero, in città le idee sembra quasi di vederle svolacchiare nell'aria sopra le teste, da li spuntano girano rimescolano si disperdono nell'etere comune per inseminare altri cervelli. Mi piace il cervello, lo ammiro tantissimo, potente, e amo le sue capacità plastiche di dilatazione, ma quando mi trovo in una foresta di menti incolte e adagiate sugli istinti, questi mi riescono ad affascinare tanto come tutti i cervelli giardini zoologici bellissimi e giganti in cui amo passeggiare solitamente.

il pranzo di una famiglia beneducata

Il pranzo di una famiglia beneducata non permette aspirapolveri tra gli invitati al banchetto (caloricamente ben equilibrato.) 
-"potrebbe causare esplosioni di polveri!" esclamò scioccata la beneducata madrefamiglia, mentre le punte dei suoi polpastrelli si arrossavano e gonfiavano. Per non creare imbarazzo nei convitati con il suo involontario sfogo, mascherò l'inconveniente con la beneducata mossa di infilare i polpastrelli nella ricotta che giaceva sul piattino situato vicino alla dispensa, a destra del lavabo, sopra una scatola di mollette per il bucato.
Intanto fuori dalle finestre i Tram scintillavano, come sempre tirati a lucido; nonostante ogni corsa che compivano li ricopriva di polvere, essi erano sempre perfettamente lucidati. 
Certo a Nuova Delhi non c'era autorità maggiore dei Tram.

La polvere ormai ricopriva anche le finestre, l'aspirapolvere a tavola era  assolutamente necessario.

mesi e appunti per storie di balconi

-Se c'è qualcosa che la realtà non insegna è ad unirsi. Gli uniti, gli associati sono temuti quasi come una nidiata di topi. Questa è la società che punta sull'individuo, è l'esasperata valorizzazione delle capacità singole dell'essere umano che sviluppa la dannata competizione che ci rende tutti schiavi.

Competizione che, davanti ad una birra artigianale, sarebbe stata collaborazione; integrazione, di capacità e calore umano. E non c'è rilassamento più grande del condividere pensieri, invece di sbatacchiarti in testa possono essere rilasciati nell'arioso mezzo della comunicazione, pensare da soli è snervante, pensarsi addosso.

-E' incredibile che pace regni dopo una tempesta. L'isola di amache e pina colada non raggiungibile se non dopo una ardua navigazione in acque scure. Ma potrei essere ovunque tutto è così tranquillo. Sabato Scivola Sussurrandomi Scorciatoie.

-Dalla finestra: fanciulle, gabbiani e motivi ondulati.

-Alle 3.34, dalla porta del balcone è spalancata da una distinta frase "IO SONO DIO", 
viene dal marciapiede, perfora le porte, e sbanda sulle pareti a volume scemante.