acquetta
by Unknown
Ho i condotti lacrimali direttamente collegati al cuore o al cervello o a quella parte del mio corpo che gestisce le emozioni. Ormai il pianto è diventato matematico in me, è conseguenza diretta del mio emozionarmi. Non faccio nemmeno in tempo a percepire le sensazione di formicolio al naso pre-pianto, che mi darebbe una minima possibilità di frenarmi, è realmente una fulminea scarica diretta emozione-lacrime.
E' quando un discorso, un argomento mi emoziona e centra in pieno la mia comprensione che il mio viso si gonfia, arrossisce al paonazzo e le lacrime scendono, mi bagnano tutta la faccia mentre il naso colante mi impone per decenza sociale disperate ricerche di fazzoletti o pezze di stoffe o alla peggio sciarpe e calzini per asciugare il disastro facciale; e mi si deve credere quando dico che non posso farci davvero nulla.
Ho pianto davanti a tutte le persone che mi conoscono, anche davanti a molte che non mi conoscono, davanti a tutte le classi in cui ho studiato (6 classi differenti per la precisione, una delle quali universitaria e notevolmente più numerosa), davanti agli insegnanti, ai taxisti, ai guidatori di autobus, ai passeggeri di innumerevoli treni, alla scrivania della segretaria platinata dell'oculista, davanti alle hostess Lufthansa che mi porgevano cibo da aereo ipocalorico, davanti a baristi, a camerieri turchi, a tabaccai e davanti a tutti quegli sconosciuti che non posso catalogare per mestiere. Potendo piangere per svariatissimi argomenti ho a disposizione quindi svariatissime situazioni in cui esercitare i miei condotti lacrimali. Il pianto, ovviamente, non comporta quasi mai disperazione, ne tristezza o particolare gioia ma solo vera e propria commozione, ovvero comporta solo lacrime. Mi spaventa quasi, le comprendo come fossero delle normali reazioni fisiologiche paragonabili alla sensibilità dentale (avevo scritto tempo fa un post forse esasperatamente lapidario sulle emozioni come sostanze chimiche, ma rendeva bene l'idea).
Qualcosa mi tocca nel profondo, lacrime. Io accetto le accetto come accetto il mal di stomaco, non mi spaventano affatto, è la pura normalità, ma è più problematico e noioso gestire le relative reazioni degli spettatori che posso elencare all'incirca in: sguardi che perdono di furtività e si fanno insistenti e preoccupati o solo curiosi (sugli autobus ad esempio), relativa commozione della persona che mi sta di fronte, dimostrazioni di affetto che tento di declinare volentieri data la mia invariata stabilità emotiva, " e non piangere dai su", silenzio imbarazzato, risate portate dal mio buffo aspetto o dalla rapidità della commozione, oppure un semplice "no elii".
Ma è sempre incredibile che effetto abbia nelle persone osservatrici un pò di acquetta vagamente sapida che cala dagli occhi, accorrono come api al miele oppure osservano con occhi sbarrati da rapace, come se non vedessero l'ora di soccorrere questo tipo di vistosa sofferenza, che si tranquillizzassero nel vedere tutta questa debolezza esposta, nessun arma più solo esposta remissione, da aiutare per sentirsi utili! Ecco vedere lucidamente mi fa captare queste osservazioni, rischio di passare per fredda e marmorea in effetti, ma ovviamente credo nel livello inconscio delle persone che non riescono ad indagarsi a fondo, e credo ancora nella loro superficiale bontà, sarei davvero stupida a prendermela per inconsci accadimenti essendo che per il mondo una persona è quello che vuole essere e io non sono nessuno per svelare presuntuosamente cervelli altrui, anzi devo finirla subito.
Io tranquillizzo sempre tutti con sorrisi bagnati e onestamente orribili, cercando di far capire quanto sia banale e comune in me questo fenomeno, che sono solo emozioni, che non c'è bisogno di curare niente, ma solo lasciare sciogliere, lasciar passare, vivere ancora un pò senza aggrapparsi ad esse, che sono fisiche e corporali; imparo a gestirle e a rilassarle, ma le lacrime non le posso gestire loro vanno e basta e per questo non sono degne di alcuna preoccupazione.
"No ma davvero [tirata su col naso] non ti preoccupare [tamponamento con fazzoletto], io piango sempre!"