Prostitute, Bombe e Bandiere. (Istanbul 9)
by Unknown
Oggi è il 31 ottobre e scrivo questo non perchè fondamentalmente mi sia necessario, ma perchè vorrò rileggerlo e imprimere con parole che non riesco a scegliere questa giornata.
Due giorni fa passeggiavo tra le bandiere turche sventolanti da ogni dove su una strada di Osmambey nel giorno della festa della repubblica turca, respirando la felicità di vivere nel proprio paese. Era un giorno di festa, di orgoglio e di felice e incondizionata accettazione, non è sempre un bene l'accettazione, essa non prevede in se un criterio critico, la intendo, infatti, nel senso più negativo del termine; ma è l'orgoglio che mi manca in Italia, non provo mai orgoglio il 2 giugno, forse perchè non sento nessuno provarlo e le bandiere italiane sventolano vistosamente ai balconi solo per il calcio.
In Italia troverò, infatti, ad aspettarmi al ritorno i vecchi numeri della Stampa accatastati a fianco alla libreria, so già che le prime pagine esibiranno tutti gli articoli dannatamente imbarazzanti che leggo sui giornali on line, sfileranno i nomi dell'igienista dentale del premier, dei giornalisti del premier, dei conduttori televisivi del premier, delle prostitute del premier, degli aiutanti, lavapiedi, togliacalli, cucinaminestre del premier, preferibilmente donne, magari impegnate in qualche rituale sessuale completamente nude.
Oggi a cinquecento metri da casa mia, qua a Istanbul, un uomo si è fatto esplodere e non riesco a capacitarmi come autorevoli testate giornalistiche italiane possano proporre per più di una settimana consecutiva in prima pagina stupidi e inutili articoli su scandali sessuali in politica che ormai si palesano da soli come distogli-attenzione dai veri e cementificati disastri sociali.
Vivo qua e sono contenta di essere qua, sono contenta di scontrarmi contro questo tipo di realtà, dura realtà, vera realtà.
Questa sera, a solo poche ore dall'attentato, ripassando a piedi per Taksim, tutto era esattamente uguale a tutte le altre sere, a tutti gli altri giorni, le persone passeggiavano mangiando un dondurma e la polizia stazionava qua e la con i mitra appesi al collo, come ogni sera.
La parola "normale", "ma è normale, è orribile ma è normale".
L'abitudine alla morte.
Da 27 anni Istanbul è soggetta ad attacchi terroristici, fino a 8 anni fa si parlava di attacchi settimanali, 60.000 persone sono morte in essi fino ad ora, e mi rendo conto che al terrorismo una popolazione non può rimanere altro che inerme. Può accettare la paura, viverla, può accettare e basta. E la cosa più incredibile da comprendere per me, e che per tutti la vita continua in poche ora la vita riprenda come sempre.
Allego link più autorevole rispetto alle mie confuse e vaghe impressioni:
http://www.lastampa.it/red
credo di avere dei piccoli problemi con la punteggiatura.
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