Elisa scrive di Elisa
by Unknown
Raffreddata e congestionata, penso a chi possa essere io, come io possa essere niente.
Penso che sono un Essere Umano e questa definizione è enorme, e chiarisce tutto.
Essere Umano è essere parte di una massa, Essere Umano significa vivere nel mondo, nel proprio unico, Essere Umano non contempla una visione d'insieme, Essere Umano ostacola la comprensione totale. Essere Umano vuol dire essere tutti, e non essere niente, essere morte. Essere già morte!
Io sto scrivendo ora con le mie dita, io sono le mie gambe e i miei piedi e sono tutte le mie sensazioni, ma vivo solo le mie di sensazioni, per questo sono io, ma allo stesso tempo sono uguale a tutti i miliardi di esseri umani, e quindi sono tutti e di conseguenza nessuno, nessuno che diverrò al punto di morte, nessuno anche per me.
Mi sfugge la piena consapevolezza, posso descriverla con vaghe parole comuni, ma senza mai raggiungerla pienamente.
Mi spaventa essere una vita, mi spaventa doverla adattare ad una società, mi spaventa doverla riempire e dimenticarmi spesso di trovare un senso.
Mi addolora non sapere niente.
Come fa la materia di cui sono costituita a rendersi a sua volta conto di essere materia?
Come posso auto-pensarmi?
Incredibile!
Mi paragono ad un personaggio di un libro, sono l'autore e sono il mio stesso personaggio.
Quando guardo un film mi addormento sempre, inoltre il tempo che mi occupa è esattamente quello che mi è stato imposto dal regista, le immagine sono imposte dal regista, mi distruggono fantasie e fanno posto a fotogrammi, certi, il mio cervello non può cambiare niente.
Mi piacciono invece così tanto i libri, sono miliardi di vite già scritte e spiegate per me, perchè io le possa comprendere, amo anche che i libri non abbiano un tempo, ma si adattino al mio di tempo, che le parole possa prenderle come preferisco, nel momento che preferisco, immaginandole a mio volere. Inoltre l'autore si è già preoccupato di trovare un senso, uno scopo, una trama, un insegnamento allo stralcio di vita libresca, e questo mi tranquillizza.
Uno scrittore, una persone che conosce tutto sul suo libro, potrebbe essere il Dio del suo mondo-libro?
Un onnisciente presenza che si nasconde, che si finge ingenuo, che si autoinganna, che inganna e immedesima.
Ecco cerco anche io di tirarmi fuori dal mondo come se fossi un narratore ma il libro è la vita reale, cerco di narrarmi mentre agisco, sempre nei miei pensieri.
Il più onnisciente possibile nei confronti di me stessa.
Forse dovrei vincere questo narcisismo mentale che provo nei confronti del mio cervello per provare a trasferirlo a una vita immaginaria, una vita scritta, che durerebbe sicuramente di più rispetto alla mia breve esistenza e quindi i miei sforzi avrebbero risultati più duraturi.
Istanbul corre liscia e colorata sul mio sfondo, la mutevolezza dei miei pensieri non comporta la loro negazione, ma solo un cambio temporaneo di punto di vista.
ehi, cribbio, ma ti rendi conto che SEI A ISTANBUL? :-D
RispondiEliminaahahah si certo :D
RispondiEliminaper quanto riguarda la mia esperienza, devo dirti che no, un onnisciente narratore d'un libro non è affatto un onnisciente punto.
RispondiEliminaè il libro stesso che si apre si dilata e si dissolve fra dita ignare e istupidite. nessun inganno, nessuna immedesimazione, nessun espediente per condurre il lettore da una qualche parte.
sicché il mistero d'impossibile estraniamento e oggettivazione vale parimenti per vita reale e libro.