Istanbul 5 (sabato felice in Istiklal çaddesi)

by

Arianna scrive quando è felice, magari brilletta, seduta con noi su un marciapiede dell'affollatissima Istiklal çaddesi, di sabato sera, con un cartoccio di patatine fritte in mano.
Ho incontrato solo lei che scriva a questo modo.


Mi ha fatto sempre pensare quanto più una persona sia generalmente serena e felice e quanto meno abbia da raccontare....

Hai mai notato?
Come l'infelicità, lo strazio, generi poesia? o arte? o filosofia?
O come la condizione malinconica e meditativa faccia muovere il mondo dell'arte, donando quel delizioso senso di estraneamento elitario e superiore che contraddistingue artisti e umanisti.

La felicità porta al vuoto del pensiero? alla non ricerca? Se la vita è una continua ricerca della felicità, nei momenti in cui la ottieni, per un poco, non si ricerca nulla?
Felice e spensierato, vuoi solo vivere ancora, vuoi esserlo di più, lo vivi, non lo racconti...vero?
Solo in rari casi la gioia e la ricerca si coniugano (Arianna in Istiklal).
Io lo faccio a volte per ricordarmi di cosa sono stata felice e come esserlo ancora.


Ho raggiunto la conclusione che non servono a niente le mie istruzioni, la mia spensieratezza dipende talvolta dagli eventi, dalle sostanze, dalla compagnia, ma quasi sempre il buonumore salta addosso senza una reale motivazione, sale e basta come una droga chimica, non te ne accorgi nemmeno, e ogni cosa è felice. Dovrei usare il "sembra" al posto dell' "è"(felice) perchè gli stati d'animo sono solo percezioni di realtà, solo percezioni, ma cadrei nel cosciente pessimismo oscuro da cui cerco di fuggire, e poi d'altra parte, cos'è il nostro mondo se non UN istantanea percezione.