Archive for 2009

Salomè


" Della tua bocca sono innamorata, Iokanaan. La tua bocca è come una striscia scarlatta su una torre d'avorio. È come un melograno tagliato da un coltello d'avorio. I fiori di melograno che sbocciano nei giardini di Tiro e sono più rossi delle rose, non sono così rossi. I rossi squilli delle trombe che annunciano la venuta dei re e spaventano il nemico non sono così rossi. La tua bocca è più rossa dei piedi di quelli che pestano l'uva nelle tinozze. I tuoi piedi sono più rossi dei piedi delle colombe che vivono nei templi e vengono nutrite dai preti. È più rossa dei piedi di colui che torna dalla foresta dopo aver ammazzato un leone e visto tigri dorate. La tua bocca è come un ramo di corallo che i pescatori hanno trovato nel crepuscolo del mare e che conservano per i re...! È come il vermiglio che i moabiti trovano nelle miniere di Moab e che i re prendono per sé. È come l'arco del re dei persi dipinto di vermiglio e rifinito con corna di corallo. Niente al mondo è rosso come la tua bocca... Lascia che baci la tua bocca."

ossesso

I pensieri mi perseguitano, le consistenze mi perseguitano, gli oggetti lisci, i sogni da cui non riesco a svegliarmi, le facce strane, i nomi, i sapori che ho bisogno di sentire, le parole che non mi vengono a mente e quelle che ripeto troppo, gli abbracci, i numeri delle pagine, il rosso, i desideri che non voglio avverati, i cieli grandi, il buio quando chiudo gli occhi, le mattine che non trovano senso, gli occhi che ho avuto il coraggio di indagare. Tutto, mi perseguita.

Ossessione, cumuli di ossessioni che mi sotterrano i piedi, che mi impediscono di vagare troppo lontano.
Ancorata a terra. E' solo paura di perdersi.

Tutto quello che non guardo
Tutto il tempo che non ho
Tutto quello che non trovo
Guardando fuori, sei tu.

Le mani ghiacciate si dimenticano come si scrive

Dovrei passare la mia vita ferma a guardare,

senza il motivo di piangere, senza quello di ridere.
Vorrei essere distante, lontana dall'entrare così dentro alle cose,
per tutto quello che fingo,
per tutto quello che nascondo,
contando le mattonelle.
Sapere che c'è qualcos'altro da qualche parte
che meriti le mie lacrime e tutto il mio dolore.
Ho una stanchezza che mi uccide dentro
il mio cuore le mie ossa i miei muscoli
tutto ciò che è mio,
perchè mio è solo il mio corpo,
si scioglie nelle lacrime.
E non c'è nient'altro per esprimermi, vincono ogni cosa.
Non si può spiegare in nulla, cerco di capire ciò che di razionale non va, che cosa mi ha tolto il sorriso, mi dicono che è sbagliato soffrire che non devo piangere
ma non c'è niente, non trovo niente che riesca a farle smettere di cadere,
come la pioggia posso solo chiedermi quando finirà, senza poterci far nulla.
E ogni cosa piange con me senza saper proferire parola.
L'insensato diventa l'unica cosa che comprendi, tutto sbiadisce senza più cielo ne terra ti trovi in quel remoto posto in cui aleggiano le domande senza risposta ma non hanno più importanza nemmeno esse. Perchè questo è un dolore che ogni essere umano si porta dentro sempre, non è un momento non c'è un motivo, è il dolore che quando assale ricorda a spasmi la condizione di perenne incertezza, infondatezza dell'essere umano.
Orribilmente tutto mi è sempre tremulo.
Ad occhi chiusi, respirare è l'unica cosa che mi impedisce di scomparire.



io sono nata quasi d'inverno

Lei sta in dicembre,
in un esterno di un immobile freddo,
ha cieli sbiaditi, luci ghiacciate
sente di essere ovunque e si sente solo lei
Con la gioia verniciata sulle pareti

Nella stagione che dorme,
il silenzio che, quando sola, la inghiotte, riempie l'aria.

Nel freddo si consola, a sorseggiare pagine e porcellana
si solleva con sognanti scintille, arrotolata in calde distese lanose.
Nel freddo,
nella sera,
lei si scioglie d'inverno.

Spesso è tutto solo un occupare il mio tempo,
ma quando se ne sta libero da qualche parte?
a scorrazzare un poco

<3

dolce

Che dolcezza in queste onde.

Contro la luce, si sciolgono su ciò che trovano.
Non sanno volare, sanno solo oscillare per disperdersi
e in qualche istante, non sono niente.

C'è solo luce.
I balconi sono dolci..
Il cielo è tutto.
Solo questa coperta mi raccoglie dalla violenza.

Mi scivolano dalla bocca
sulle mie labbra
queste onde.
Ombre assottigliate, inesistenti, scompaiono.

E' sole, violenta ogni cosa.
E' la rivincita dell'irrealtà
E' l'intangibile che ingoia gli attimi, gli oggetti, tutto ciò che è così faticosamente reale.
Non esiste più niente.

Se chiudo gli occhi la vedo dentro di me
E' la dolce forza che mi brucia.



Ho sognato di precipitare rilassata.

Ho sognato di precipitare rilassata.

Un vecchio edificio interamente in legno, come una colonia, c’è anche un bar al pian terreno e fuori molto verde. Provo la sensazione di inconcludenza la stessa che provi quando non fai qualcosa che devi fare, non studi o non vai a fare le commissioni ma rimani sul divano a guardare un film.

E’ l’ultimo giorno che sono in quella colonia, salgo al quinto piano di questo edificio e i pavimenti, le scale, i muri sono tutti di legno. Devo cercare le mie valigie per portarle via, le mie valigie sono tanti zainetti mezzi vuoti, non riesco a ricordarmi dove ho messo tutte le mie cose, sono a gattoni in questa specie di soffitta porta bagagli.

Il legno del pavimento comincia a scricchiolare, si apre una voragine sotto di me e comincio a precipitare per 5 piani, la caduta è lunga io sono molto lucida, tranquilla, mi guardo intorno. Penso “ah così è questo che si prova a precipitare”, cerco di rilassare tutti i muscoli del mio corpo di dimenticarmi di avere delle ossa in modo che la caduta sia il più morbida possibile. E’ una lunga caduta mi guardo attorno sento la velocità e penso al male che proverò all’atterraggio.

Ma l’atterraggio è diverso, non mi accorgo nemmeno di essere arrivata, non provo alcun dolore. Sento solo il legno freddo sotto di me.

Non mi è ben chiaro cosa ci faccia qui,

su questa morbida altalena.

Non ci entra nessuno qua pare, come se fosse solo una fotografia che si possa solo guardare..
Gli alberi hanno perso le foglie e i rami nudi sono freddi umidi e nerissimi. Qua al centro, guardare fuori è quasi impossibile, tutto è ricoperto di righe nere, le case, le auto sono tutte scarabocchiate a linee più spesse e più sottili. Il cielo è gia scuro, così uniforme che è impossibile chiamarlo cielo, coperta, si potrebbe chiamare coperta. Vediamo solo le nuvole.

E' il deserto, la gente per strada è solo di passaggio, non la vedo fermarsi da nessuna parte.
Non posso negargli la tristezza a questo posto.
Una tristezza dal gusto dolce e freddo che aumenta a poco a poco di più, ora che il buio è sempre più buio e che il lampione sopra di me accende tutto di giallo.
Le foglie per terra corrono disordinate e rumorose trainate da un leggerissimo soffio di vento che sentono solo loro, vanno a finire tutte in qualche pozzanghera, a sciogliersi.

E' una dolce tristezza..e non esiste tristezza che non lo sia.
Buio giallo e nero, come una fotografia che non spiega niente.

Ti faccio cercare, ti faccio restare

sogno sul divano, 6 dic

In una via simile a quelle vecchie londinesi dico a gio di fare attenzione che a c’è la mia palestra e non voglio che mi veda la proprietaria, ci fermiamo davanti ad un pub giorgia entra convinta so che sta pensando alla birra, magari all’apertivo, c’è subito una grossa sala fumatori piena di fumo con dei tavolini bassi e numerosi tipo anni 40, stiamo però in un altra sala più piccola luminosa al posto dei tavolini dei banchi di scuola tutti allieati a formare un grande tavolo lungo e rettangolare. ora sono seduta a capotavola c’è molta più gente, tutti conoscenti, penso che sia una cosa organizzata, dante alla mia sinistra, mi scambio un sorriso con jhonny che è in piedi mentre vado a prendere un involtino di carne ricorperto di foglie verdi bollite è buono, c’è tantissimo da mangiare pizza pasta tutti mangiano.Non so se ho i soldi per pagare tutto questo dico a giorgia che mi sorride. C’è anche fede che non vedo ma percepisco il suo sguardo.

sembra la mia festa di compleanno, mi sembra tutto organizzato, dante a un certo punto mi dice di cercare nel sottobanco del tavolo, che è dipinto come un tappeto per bambini con le strade e le colline verdi, dante dice tipo una cosa “cerca qui qua e la” attaccati sotto con lo schock ci sono piccoli oggetti, come gocce marroni e lucide, e pedine del monopoli, e alla fine vedo che sto staccando delle foto molto vecchie, le foto dei parenti morti dei presenti, tutti sembrano molto contenti che io le abbia sorridono, io mi spavento, tutti vogliono che capisca che è un gran messaggio questo.

giorgia mi dice mentre mi da la foto di un morto (che potrebbe essere suo padre ma è molto vecchia la foto) “sai cosa mi ha detto l’ultima volta? di lasciargli un pensierino” io mi metto a piangere per la tristezza di tutte queste perdite.

poi di improvviso la scena finisce ed è tipo come se tutto fosse parte di uno mattina quei pezzi recitati che mettono ogni tanto e noi eravamo gli attori la voce del conduttore dice “il razzismo è una cosa terribile, la diversità ci arricchisce tutti”

poi vedo una ragazzina bionda con i capelli lunghissimi e gli occhi neri che spinge una neonata nel passeggino, penso che siano figlie mie, camminano per il buio molto chiare vicino ad un fiume in città.

mi sveglio angosciatissima

Chissà qualche tempo prima

E' ingiusto che io sia qua a rovistarmi dentro con la grazia di cercare solo sentimenti abbastanza malinconici da accrescere il gonfio magone che mi cresce nel petto.
E' solo una cattiveria. A furia di cercare mi sono persa. Sto nel buio, a volte nel grigio.
E guardare le altre persone e non pensare più a me, me li fa immaginare tutti gli altri colori, quando non vedo niente.
Dolore e Amore si fondono nello stesso sentimento, perenne, di smarrimento.
Nessuno se lo immagina.
Ti voglio mostrare quello che c'è dentro dipinto su un lenzuolo sdrucito. A volte ci dormo su questo lenzuolo stracciato e lacerato, e qualche notte lo distruggo ancora di più.
Se io te lo mostrassi tu distoglieresti lo sguardo.
La superficie è quello che vedi attorno, l'unica giusta. Hai disperso li il tuo abisso?
L'hai ridotto a stagno forse e ricoperto di ninfee per dimenticarti di quanto sia nero.
Non ti immergi ma ti perdi a guardarlo. Ci nuoterei nel tuo abisso.
Perchè sono come un naufrago che per sopravvivere ha imparato a nuotare. Ma l'acqua non è meno nera, ne meno fredda, anche se non ci annego come gli altri.

21 febbraio

(Questo è un film del cazzo.

lo so che non sono una vera altruista,
il mio passato mi è così evidente che il presente non mi appare mai lucido,
singoli minuti contengono la vita di cui molti anni sono privi.
Ma so che c'è saggezza,
per questo ascolto.
Fiduciosa.)

1dicembre, La vita fuori dalla finestra

Le prime luci di natale, per me, sono comparse questa sera. Ad affacciarsi sulla via è una campana di lucine rosse e bianche e balconi sparsi qua e la tremolano di palline colorate.

Il thè non è mai stato così buono, ho solo bisogno di continuare a berne lunghe e calde sorsate, sentire che ti scalda un po' dentro così che fuori non riesca più a percepire quest'aria ferma di neve imminente.
Sono solo sensazioni.
C'è un uomo calvo alla finestra che fuma una sigaretta, lento, e riempie quasi due balconcini con le sue nubi; vicino ci sono dei gelsomini bianchi, pallidi e puri, soffocati così.
Vorrebbero sicuramente dormire nel buio ora e rimpiazzare le stelle che in città non si vedono mai.
Tutto è consolante.
Tengo le persiane abbassate e tutto è in bianco e nero. C'è solo più una pozzanghera per strada, non c'è altra traccia dei due giorni di pioggia passati.
Anche lei si sta per perdere nell'aria, domani mattina spero non ci sia più.
Tutto ciò che mi stagna dentro questa notte spero che evapori come acqua di pioggia di quella pozzanghera, voglio svegliarmi e non vederla più a turbare il tranquillo grigio chiaro del marciapiede.

Questa sera ho il cuore debole

23.11
Tengo nel mio cuore,
chiaro
tutto quello che vorrei dirti.
Che mi fai cantare
a volte,
Debussy potrebbe scriverne la musica.
I miei occhi,
sorrido
e si riempiono dei tuoi colori.

Deux Arabesque

19.11
Ogni dieci minuti comincia un pianoforte
Questa mattina mi servirebbe il buio
per ascoltare meglio.
Sono dieci arabeschi per pianoforte
Premono,
insieme.
Prima piano,
poi forte.